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Metro Sara Colaone racconta il suo incontro con Tosca

Sara Colaone racconta il suo incontro con Tosca

Nota dell’autrice

Mi piace l’Opera.
Mi sono avvicinata alla Tosca di Puccini con umiltà, cercando di capire perché quest’opera, che prima ancor è stata un dramma teatrale di Victorien Sardou, sia entrata con tale forza e fin da subito nell’immaginario comune del mondo operistico. Nella sua gestazione, Tosca ha beneficiato dell’apporto di molte grandi menti creative dell’epoca – oltre che di Puccini, dei librettisti Illica e Giacosa, per non dire di Giulio Ricordi, che ha offerto spunti creativi e consigli pratici preziosi. Mi sono chiesta in virtù di quale procedimento sia diventata nel tempo una delle opere più rappresentate della storia, più longeve, vive e, come Bohème, oggetto di analisi, trasposizioni cinematografiche, interpretazioni di ogni tipo, dal teatro occidentale al Kabuki. Di capire quale fosse il “tocco” pucciniano, che ne ha determinato il duraturo successo, l’elemento distintivo del dramma pucciniano.

Consultando gli archivi Ricordi, leggendo biografie, testi sulla genesi e i significati dell’opera, ho compreso che ciò che caratterizza l’approccio di Puccini è l’elaborazione di un nucleo musicale e drammaturgico forte, che si sviluppa attorno a un’immagine scenica precisa, che può essere sintetizzata in un bozzetto scenico. Come se da subito il compositore prefigurasse un gesto, una situazione corrispondente a un’emozione, che i cantanti avrebbero dovuto in seguito interpretare sul palcoscenico. Mi ha sorpreso scoprire che questo è esattamente quello che faccio io, quando mi avvicino a una storia e quando creo un testo.

Più che la semplice trasposizione di Tosca in fumetto, l’ago che mi ha guidato in questo lavoro è stato proprio l’idea di avvicinarmi nell’intimo e con la chiave dell’arte sequenziale al compositore, senza pretese di esaustività, ma esaminando al contempo il mio processo creativo, e confrontandomi con quello che ho immaginato potesse essere quello di Puccini. Ho cercato di capire, di “toccare” con il mio strumento, che è la narrazione attraverso il disegno, gli stessi tasti toccati dal compositore, tasti che lo rendono e rendono quest’opera così contemporanei.

Allo stesso tempo, ho cercato di approfondire i retroscena da cui è scaturita la popolarità di Tosca: l’importanza della figura dell’editore Ricordi, tratteggiando sullo sfondo anche quella del suo concorrente dell’epoca Sonzogno, le vicende precedenti e quelle parallele alla gestazione dell’opera. Ho poi scomposto gli elementi della storia di Tosca come potrebbe fare uno chef nella cucina molecolare. La passione, i tradimenti, la fede politica compaiono così nelle trame parallele: la storia di una giovane cantante dalla complicata vita sentimentale, quella di un musicologo innamorato della scena, quella di una coppia di anziani dal passato oscuro. Da una parte il racconto che procede sul piano della storia. Dall’altro, le passioni che alimentano il dramma, portate in un contesto storico più vicino a noi, scomposte e parcellizzate per renderle più intellegibili e vicine alla nostra sensibilità. Se Puccini ci racconta che i sentimenti sono qualcosa di importante, quanto effimero, io ho voluto dimostrare che ancora oggi essi sono al contempo rilevanti ed evanescenti, soggetti alle stesse leggi di allora. E forse, che tali passioni si possono vivere appieno soltanto su di un palcoscenico.

L’idea che il sentimento sia motore della storia ed elemento di una grammatica narrativa è un espediente che Puccini – come un abile mago dell’illusione – usa spesso: ci fa credere che tutto sia possibile, quando in realtà tutto è illusorio, effimero, impraticabile. Ho voluto che il segno grafico partecipasse di questa visione, e che ne rendesse partecipe il lettore, con una forma di rappresentazione che va oltre il realismo e il verismo restando autentica, com’è peraltro nello stesso Puccini, e che è tutt’ora attuale.

Il momento storico in cui si svolgono i fatti m’interessa molto. L’Ottocento è un secolo sotto la lente della riflessione culturale e politica per molti motivi. Avevo già avuto occasione di esplorarne alcuni aspetti con Leda (graphic novel con cui ho vinto il Gran Guinigi a Lucca Comics & Games 2017). Nel periodo che va dall’Italia post-unitaria alla Prima Guerra mondiale, ad esempio, si forgiano idee, tendenze politiche e artistiche importanti, che avranno ripercussioni in tutto il Novecento, e prendono vita molte identità e Milano ha qui un ruolo centrale per lo sviluppo della storia della cultura italiana.

La ricerca dell’immagine scenica da cui Puccini partiva per ideare i suoi lavori, mi ha condotta a fare delle riflessioni sulle similitudini tra la costruzione musicale, in particolare di un’opera lirica e creazione di un fumetto. Anche a me, come prima cosa è venuta in mente la scena iniziale in cui Puccini incontra Illica, che gli parla di Tosca, e la scena finale, in cui un Puccini giovanissimo, che camminando 36 km per tornare a casa, dopo aver assistito ad un’Aida a Pisa, incontra e lascia parlare le emozioni che faranno da detonatore alla sua creatività. Come sempre, emerge il tema del rapporto tra il “grande”, l’immensità e “il piccolo”: nella sterminata campagna della Garfagnana, inondati dalla luce delle stelle, questi giovani – così giovani – si illudono di diventare dei “grandi” realizzando la loro, grande, idea. In questa scena, ho lavorato con “l’immagine della musica”, e le stelle che rilucono, sono una perfetta metafora di questa disparità. Musica e Fumetto seguono le stesse regole ritmiche. Ma non ho voluto imitare la musica con il fumetto: desideravo rappresentare con il disegno l’emozione di un miracolo, quello della messa in scena di situazioni che muovono sentimenti ed emozioni universali, sfruttando elementi del tutto caratteristici del linguaggio del fumetto per superare la mera descrizione.

La Tosca, lungo tutto il testo, compare nei suoi elementi fortemente simbolici, che sono parte di un mito: basta accennarli e subito affiorano nella mente del lettore, ricollegandolo a un’iconografia, riconoscibile anche da chi non conosce questo spettacolo approfonditamente. Rievocare la storia di Tosca, attraverso pochi elementi simbolici, mi ha permesso peraltro di compiere balzi spazio-temporali incredibili: come nell’accenno al personaggio dell’ex poliziotto, un allusione alla nascita della Digos (siamo nel 1977). Ho provato a portare nella modernità gli elementi visivi con cui venne proposta Tosca agli esordi, in un piccolo percorso iconografico a ritroso in cui il lettore può ritrovare tanti punti di riferimento. Ma al contempo, ho voluto portare avanti e sviluppare ulteriormente il dramma, raccontare la forza di un personaggio quasi mitico della Tosca, che è capace di evolversi all’infinito, e di restare al contempo ancorata ai suoi elementi costitutivi.

Dal mio punto di vista, il dovere di un autore sta nell’umiltà di avvicinarsi a un tema provando a ragionare sulla natura stessa del lavoro. Quindi una rilettura fumettistica di un testo letterario, o come in questo caso, di un’opera, non può essere mai semplice trasposizione di “ciò che accade”: ci deve essere sempre un certo grado di originalità e di interpretazione. Con in mano il potente mezzo del fumetto e confrontandomi con un’opera così complessa e ricca come Tosca, ho pensato perciò di provocare una riflessione sull’iconografia, un tema a me così caro.

La costruzione dell’opera, il trasporre il soggetto, il compositore che individua il momento chiave: il mio fumetto comprende tutte queste fasi, e in questo la creazione del fumetto è molto simile alla costruzione dell’opera. Li accomuna proprio un particolare rapporto tra finzione e realtà: in un fumetto, come a teatro, leggi cose non credibili, che grazie al linguaggio del fumetto, diventano del tutto plausibili. È stato emozionante trovarsi in un crocevia di esperienze creative, tuffarmi in un modo caratterizzato a sua volta da un grande grado di artigianalità (se pensiamo a come in Italia si possono ancora realizzare le scene di un’opera), e parteciparvi. Io uso tutte le tecniche creative, “analogiche” e digitali, ma il piacere che mi danno gli strumenti artigianali e tradizionali è impagabile; con la matita in mano, mi diverto di più.

Rendere accessibile la natura di ciò di cui sto parlando è stato un obiettivo parimenti importante: aspiro sempre a scrivere testi accessibili a tutti, com’era nell’Ottocento l’opera lirica stessa, peraltro. Desiderando attivare la capacità che ogni lettore ha di poter cogliere elementi su vari piani, sperando che ciascuno possa trovare elementi d’interesse, mettendo in luce aspetti che possano portare e invogliare il lettore a scoprirne altri.

Potermi avvalere, da una parte, della competenza di Biagio Scuderi ed Emilio Sala, e dall’altra godere di un’estrema libertà nel concepire l’avvicinamento a questo soggetto, ha fatto sì che potessi costruire una storia che mi sento di consegnare al nostro editore con grande serenità. Una storia che da una parte è legata alla Tosca, e dall’altra che prosegue, per conto suo, aprendo a nuovi sviluppi.

Tosca

In vendita in tutte le librerie.
Fino al 7 Gennaio non perdere la mostra presso il MonteNapoleone District di Milano.